Vestaglia aperta vibratore acceso al primo ciak

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La luce dell'ora di pranzo filtra dalle persiane semiabbassate e colpisce il bordo del bicchiere d'acqua sul comodino. Io resto immobile con la vestaglia aperta in pizzo macramé color ecru che scivola dalle spalle. Il microfono lavalier cucito nella tasca sinistra registra ogni respiro corto mentre allargo le cosce sul materasso sfatto. Sento il calore salirmi lungo i polpacci sudati attaccati al vinile del letto. Appoggio il vibratore sulla figa già umida e giro l'interruttore col pollice destro sporco di smalto rosso scheggiato. La vibrazione parte bassa poi sale fino a farmi digrignare i denti. Ho fermato tutto quando ho sentito il telefono vibrare sul comodino vicino alla rivista usata aperta sulla pagina delle offerte lavoro - non volevo perdere il ritmo giusto ma ho scelto io quando riprendere. Telecamera fissa posizionata a livello ginchie inquadra i miei piedi scalzi che si aggrappano al muro screpolato. Aumento la pressione del dildo rotante finché non sento lo spasmo partire dalla nuca. Scendere. Fino ai talloni incollati al lenzuolo fradicio. Un gemito secco esce dalla bocca asciutta mentre sborro forte due volte senza trattenuta alcuna. Sudore cola tra le scapole sotto la stoffa leggera mentre lascio cadere il giocattolo bagnato sul pavimento freddo di cotto antico dove rimane acceso per qualche secondo ancora prima di spegnersi da solo con un click metallico appena udibile sopra il ronzio della lavatrice in fondo al corridoio vuoto dell'appartamento milanese senza ascensore né vista turistica né decorazioni superflue né foto di famiglia né ricordi ingombranti soltanto silenzio interrotto dal mio fiato pesante che rallenta piano piano come una batteria scarica.