Vestaglia aperta casa vuota mezzanotte telefonata

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Appartamento al terzo piano con tapparelle abbassate a metà e luce tortora che filtra dai listelli. La mora è sdraiata sul letto matrimoniale con la vestaglia color salvia aperta sui fianchi nudi. Il telefono è incollato all'orecchio sinistro mentre le dita della mano destra scorrono lente tra le pieghe della figa già bagnata. Lei parla fitto in dialetto romano ma senza sorriso - solo occhi chiusi. Mascella. Serrata. Il fonico chiede silenzio prima del battito mentre la cinepresa secondaria cattura il riflesso nello specchio inclinato alla parete destra. Dopo aver riattaccato getta il cellulare tra i cuscini sgualciti e si sistema meglio sul lenzuolo di cotone Bassetti macchiato all'inguine. Lui entra dalla porta del corridoio con addosso solo i boxer grigi ed entra subito in scena senza preliminari verbali. Si posiziona sopra di lei in missionario classico ma è lei a scegliere il ritmo fin dal primo affondo profondo nel cazzo duro come marmo. La telecamera principale usa un obiettivo da 85mm aperto a f/2 con diffusione 1/4 sul primo piano per cogliere ogni contrazione dei muscoli pelvici sotto la pelle sudata del ventre piatto. Sudore sulla spalla sinistra di lui gocciola sulla clavicola affilata di lei che risponde stringendo più forte intorno alla base del cazzo con le cosce abbronzate strette come tenaglie. Mezzanotte passata quando lo sente sborrare dentro dopo tre colpi secchi fino ai testicoli pieni che sobbalzano fuori dal sacco penienile contratto - un fiotto caldo che le riempie l'intestino profondo facendole sollevare i talloni dal materasso sfondato al centro per l'uso quotidiano.