Vestaglia aperta e telefono acceso sul letto
Vestaglia color panna aperta sul letto sfatto, primo piano sul bacino, luce chiave con diffusione 1/4 sul primo piano. Lei seduta sul bordo, piedi scalzi sul parquet, specchio inclinato alle spalle riflette metà viso, occhi chiusi, labbra socchiuse. Il fonico chiede silenzio prima del battito. Telefono in carica sull'armadio, schermo nero, cavo arrotolato. Mano destra sul seno sinistro, pollice destro preme il clitoride, movimento circolare lento, ritmo costante. Respira attraverso la bocca, spalle indietro, collo teso. Il pollice accelera, indice si unisce, due dita entrano, spingono in diagonale verso il pube. Lei sceglie il ritmo, non guarda la telecamera, fissa il vuoto oltre l'obiettivo. Dita gocciolanti, rumore umido amplificato, bassi del vibratore sul comodino si fondono con il respiro. Sudore sulla clavicola, luce radente ne evidenzia il contorno. Il secondo dito si piega, cerca il punto interno, pressione intermittente. Lei inarca la schiena, collo si tende, mano libera afferra il bordo del materasso. Moka stretta sul fornello, vapore inizia a uscire, gocce sul vetro. Il telefono vibra di nuovo, notifica in pausa, nessuna risposta. Dita accelerano, polso fermo, pressione costante. Occhi si chiudono, palpebre tremano, bocca aperta, respiro spezzato. Un gemito esce, basso, trattenuto, poi un altro, più lungo. Il bacino si solleva, spinge contro la mano, dita affondate fino alle nocche. Sudore sulla fronte, una goccia scende sulla tempia. Lei annuisce, una volta, lenta, poi lascia andare la testa all'indietro. Il respiro rallenta, dita escono, rimangono sospese sopra la figa lucida. Alba dietro le persiane, luce grigia filtra, riempie la stanza di un chiarore neutro. Silenzio, tranne il gocciolio della moka. Lei si sistema la vestaglia, non sorride, non parla. La scena finisce.