Vestaglia aperta doccia accesa specchio appannato orgasmi solitari
Io mi sistemo sul bordo della vasca e sento le piastrelle fredde contro le cosce nude. La vestaglia color avorio resta aperta senza fretta. Non. Me ne fotte un cazzo se si vede tutto. Docce accese da dieci minuti ma non entro ancora nell'acqua perché voglio farlo qui fuori dove l'umidità sale piano e mi appanna lo specchio davanti agli occhi come fosse condensa di desiderio trattenuto troppo tempo. Il vibratore vibra già tra le dita sinistre mentre con la destra allargo le labbra gonfie per far entrare meglio la punta morbida. Sento il calore partire dal clitoride e scendere giù fino al buco del culo che pulsa anche se nessuno ci arriva. Respiro corto ma controllo ogni gemito perché so che il microfono lavalier nascosto sotto il reggiseno prende tutto anche quando sto zitta. Ho detto io quando parte la registrazione quindi nessuno decide per me nemmeno adesso che accelero col ritmo e premo forte quel dannato aggeggio dentro la figa bagnata fradicia. L'obiettivo è un ottanta cinque millimetri aperto a f/2.8 inchiodato sui miei fianchi che tremano ogni volta che cambio profondità. Venerdì sera e nessuno in casa però sento i bassi dello stereo dei vicini filtrare attraverso il muro del bagno insieme al sapore metallico delle mie stesse dita in bocca dopo essersi succhiate via i residui di lubrificante a base acquosa. Mi lascio andare indietro col busto finché non sbatto col cranio leggermente contro lo spigolo del mobile ma non mollo nemmeno di un millimetro perché sono io quella che detta quanto dura questa cosa qui dentro tra acqua calda vapore odore di bucato vecchio lenzuola macchiate lasciate sul pavimento fuori dalla porta ed esattamente due telecamere puntate addosso una delle quali ha ripreso ogni singolo spasmo mentre venivo urlando piano senza fiato solo guardandomi allo specchio appannato dove ho visto riflessa tutta quanta me stessa nuda sudata vera.