Vestaglia ecru aperta sotto getto doccia
Io sento l'acqua calda sulla schiena mentre le mie dita scivolano tra le pieghe della figa già bagnata. La vestaglia ecru è aperta lungo i fianchi, le maniche arrotolate sopra i gomiti. Il vapore appanna lo specchio inclinato dietro di me ma vedo tutto - compreso lui che sistema la telecamera all'altezza del cazzo coperto dai boxer neri. Non parla ma sa cosa voglio, un primo piano stretto sulle mie mani che si muovono veloci tra le labbra gonfie. Ho lasciato il telefono sul lavabo con una notifica WhatsApp in pausa - Venerdì sera mai così pieno di tensione - e non rispondo perché sto decidendo io quando parte la scena vera. Lui usa un obiettivo 85mm aperto a f/2.8 per catturare ogni tremore dei muscoli interni quando premo forte col medio sul clitoride gonfio di sangue fresco. Respiro corto entra ed esce dalla bocca socchiusa, sudore misto ad acqua scorre lungo i seni fermi dalle dita che non mollano neanche un secondo. Una scatola di fiammiferi mezza vuota giace vicino al sapone liquido, segno che qualcuno ha acceso candele prima ma ora conta solo questo rumore umido delle dita dentro fuori senza pietà. Il lavalier nascosto sotto il reggiseno registra ogni gemito strozzato, ogni volta che dico 'più forte' o 'ferma'. Ma non fermo nulla. Anche quando chiudo gli occhi vedo tutto. Anche quando sborro tengo le palpebre sollevate per guardarlo negli occhi mentre pulisco le dita sulla sua maglietta bagnata. Fine ciak. Silenzio rotto solo dal gocciolio dell'acqua fredda rimasta nel soffione dopo lo stop. Un brivido mi sale lungo la spina dorsale anche se fuori fa quasi caldo.