Vestaglia aperta domenica mattina telecamera accesa
Domenica mattina e l'acqua della doccia è ancora tiepida quando mi guardo allo specchio inclinato. Il vetro appannato riflette solo metà del mio viso ma abbastanza per vedere gli occhi che si restringono mentre premo il pollice sullo schermo del telefono. Vibrazione massima impostata da me pochi minuti fa dopo aver spento la notifica WhatsApp in pausa sulla mensola accanto alla moka stretta sul fornello. Io decido quando parte la registrazione e lo faccio solo dopo essermi tolta la vestaglia color salvia e averla lasciata cadere ai piedi del letto come un serpente sfatto. Il lavalier nascosto sotto il reggiseno capta ogni respiro corto mentre mi sistemo contro il muro con le cosce già lucide di umidità vera non simulata mai acqua profumata o lubrificante a base d'acqua messa lì per effetto scenico perché qui contano solo i segni reali quelli che non si cancellano col sapone. Stringo il cellulare con entrambe le mani tenendolo basso tra le ginocchia così l'obiettivo da ottantacinque millimetri aperto a f/2.8 cattura tutto senza crop nessun ingrandimento artificiale soltanto carne movimento peluria pubica scura illuminata dal sole delle dieci che entra dalle persiane di legno scrostate del secondo piano dove nessuno ci sente tranne forse i vicini ma tanto loro hanno altro da fare oggi domenica mattina giorno perfetto per sparire dentro se stesse invece che fuori verso qualcuno che non verrà mai io so bene chi sono cosa voglio quanto duro posso andare finché non arriva quel brivido lungo la spina dorsale identico al sapore metallico in fondo alla lingua subito prima dello sborro interno autoindotto senza cazzo né dildo soltanto pressione rotatoria precisa calibrata su ciò che funziona davvero non su ciò che pensano debba piacere agli altri io comando ogni frame ogni angolo ogni sospiro e lo dimostro spegnendo il telefono esattamente ventitré secondi dopo essermi vista venire con gli occhi spalancati bocca semiaperta collo teso come un arco mentre il sudore mi cola dalla tempia sinistra giù fino all'orecchio destro dove sento ancora rimbombare quel silenzio pieno ambra come se fossimo sott'acqua insieme anche se sono sola.