Vestaglia aperta davanti allo specchio inclinato

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Sento il fiato corto già dalla prima carezza sul clitoride scoperto Io mi tengo ferma solo per vedere come tremano le cosce nello specchio inclinato sopra il lavandino La luce del bagno è cruda ma c'è una diffusione 1/4 sul primo piano che ammorbidisce i contorni delle anche Mentre scivolo con due dita dentro la figa bagnata noto il riflesso delle tette nude che oscillano al ritmo delle spinte La vestaglia color salvia resta aperta sui fianchi macchiati di sudore Il telecomando della TV è ancora sul cuscino del divano in salotto dove ero prima sdraiata a fingere di guardare il telegiornale dell'ora di pranzo Ma qui dentro non c'è finzione Solo carne calda e rumore di pelle che si sfrega contro le dita piegate a uncino Sento l'acqua della doccia che scorre ininterrotta da dieci minuti e penso che qualcuno potrebbe sentirla dal balcone accanto Ma non mi fermo Perdo il contatto visivo con lo specchio quando abbasso la testa per sentire meglio il pollice che gira veloce intorno al buco del culo Poi torno a guardarmi mentre sborro forte stringendo i denti Il fonico chiede silenzio prima del battito ma io ho già deciso quando iniziare Non serve nessun segnale Ho ancora lo smalto rosso scheggiato sull'alluce sinistro e la moka stretta sul fornello in cucina dove nessuno verrà a versarsi una tazzina Apro gli occhi piena di brividi e vedo me stessa annuire lentamente nello specchio appannato Un gesto solo mio Nessuna performance Solo io e quel cazzo di piacere vero Che arriva senza permesso E se ne va lasciando solo odore di sesso e acqua calda nell'aria pesante del pomeriggio romano.