Vestaglia aperta casa vuota pompa intensa

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Io sento il calore delle luci addosso mentre mi guardo nello specchio inclinato fissato al muro con viti arrugginite. La vestaglia color salvia è aperta fino all'ombelico e non ho messo niente sotto tranne le calze a rete che stringono le cosce. Il vinile è fermo su un vecchio album degli Afterhours posato sul giradischi spento vicino alla libreria piena di polvere fine. Ho lo smalto rosso scheggiato su tutte. Dieci. Le dita dei piedi appoggiati al pavimento freddo di piastrelle lisce. Mi vedo dal basso attraverso l'obiettivo 85mm aperto a f/2.8 che cattura ogni battito delle ciglia quando prendo il cazzo in bocca per la prima volta senza esitare. Sento il sapore amaro della punta gonfia contro il palato mentre spingo giù fino a farmi venire lacrime agli angoli degli occhi. Il lavalier nascosto sotto il reggiseno registra ogni ansimo corto ogni volta che mi tolgo tutto dalla gola per respirare un secondo prima di tornare giù con più forza di prima. È sabato sera tardi e fuori non si sente nessun rumore tranne i bassi attutiti del bar dall'altra parte della strada che passano attraverso i vetri antichi della finestra socchiusa dove penzola una persiana mezza rotta dipinta male anni fa da qualcuno che non c'è più qui dentro con me ora mentre io decido quando rallentare e quanto profondo andare ogni volta che lo voglio io soltanto io controllo questo ritmo preciso come un metronomo impazzito ma perfetto finché non sento la mano di lui aggrapparsi ai miei capelli tirando forte abbastanza da farmi gemere intorno al cazzo pulsante che sta per sborrarmi in faccia proprio mentre chiudo gli occhi e resto ferma ad aspettarlo senza muovermi neanche un millimetro perché so esattamente cosa succederà dopo.