Specchio Riflette Figura Inginocchiata Vestaglia Aperta
Sento il freddo dello specchio sulla fronte. Io resto ferma un attimo ma subito dopo torno a muovermi. Le mie dita affondano ancora di più tra le labbra gonfiate della figa bagnata. Vedo tutto riflesso nel vetro verticale appoggiato alla parete della stanza da letto - ogni movimento lento dei polpastrelli che scorrono dal clitoride giù fino all'entrata del buco fradicio. La vestaglia antracite è aperta in mezzo, le tette penzolano libere coi capezzoli tirati verso il basso per via della posizione curva in avanti. Sudore sulla nuca, fiato corto che sbuffa contro la superficie lucida davanti ai miei occhi socchiusi. Poi cambio angolo - ginocchia sul letto sfatto con lenzuola Bassetti spaiate macchiate di umidità vecchia, nuova - apro bene le cosce e punto lo sguardo oltre la spalla sinistra per non perdermi neanche un fotogramma del mio culo sollevato e delle dita che entrano ed escono con ritmo irregolare ma deciso. Una cinepresa fissa riprende tutto in HD con obiettivo 85mm aperto a f/2.8 - profondità ridotta solo sulla punta del medio infilato fino alle nocche dentro la fica stretta che pulsa intorno al dito come se volesse succhiarlo fuori a forza. Lavalier nascosto sotto il reggiseno registra ogni ansimo gutturale mentre io scelgo il ritmo senza fretta né pause imposte da altri - solo io so quando rallentare o accelerare finché non arriva quel brivido lungo la schiena seguito dal gemito strozzato che esplode piano nella stanza vuota di tarda mattinata col sole di febbraio che taglia diagonale sopra le chiavi della Vespa abbandonate sul comodino insieme al vibratore spento.