Puttana davanti allo specchio in cucina al mattino

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La cucina è buia ma l'alba filtra tra le persiane di legno scrostate. Io resto ferma davanti allo specchio a figura intera, vestaglia color ottanio aperta sul davanti, piedi nudi sul pavimento freddo. La tazzina di caffè freddo è ancora sul tavolo, accanto alle chiavi della Vespa. Respiro piano, sento il calore tra le cosce. Mi mordo il labbro contando il tempo. Il fonico chiede silenzio prima del battito. Io decido quando iniziare. Le mani salgono sui fianchi, poi sui seni, stringo i capezzoli finché non diventano duri. Lo specchio riflette ogni movimento, compreso il tremito delle dita che scendono verso la figa. Infilo due dita dentro, lente, mentre con il pollice sfrego il clitoride. Sudore sulla nuca, fiato corto. La telecamera in mano si avvicina, inquadratura ravvicinata sulle nocche che spingono, sulle labbra gonfie. Diffusione 1/4 sul primo piano, luce tenue da sinistra. Ogni spinta è un brivido. Mi giro leggermente, offro il culo allo specchio, lo accarezzo con una mano mentre l'altra continua a scoparmi. Le calze a rete mi tirano sulla coscia destra. Sborro con un gemito strozzato, le gambe tremano, mi appoggio al muro. Respiro. Sapore di sale sulle labbra. Nessuno mi tocca ma mi sento piena. La doccia è ancora accesa in bagno, vapore ovunque. Io annuisco allo specchio. Fine primo ciak. Resto in posa, vestaglia aperta, occhi chiusi, mano tra le gambe. Aspetto il segnale per riprendere. L'alba diventa grigia. Il silenzio pesa. Poi ricomincio. Più forte. Più veloce. Fino a che non sborro di nuovo, con le dita in gola, lo sguardo perso nel riflesso. Calore. Calore dappertutto.