Vibratore acceso tra cosce distese calze di rete ecru

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Una bottiglia d'acqua mezza vuota sul pavimento di legno scuro. Il fonico chiede silenzio prima del battito e la stanza si spegne in un respiro trattenuto. Lei sceglie il ritmo muovendo appena il bacino all'indietro per far penetrare meglio la punta arrotondata del giocattolo. Le calze 70 denari seguono ogni piega della gamba sinistra mentre la destra resta nuda fino al polpaccio. Un posacenere di vetro pieno accanto al comodino riflette la luce fredda della lampada da terra puntata sui cuscini sfatti. La vibrazione sale di frequenza. Lei. Afferra il bordo del materasso con entrambe le mani, nocche bianche sotto pressione. Sudore sottile sulla nuca dove i capelli si incollano alla pelle. Il secondo orgasmo arriva senza rumore ma con uno spasmo visibile ai glutei che si contraggono contro il lenzuolo stropicciato color ecru. Notifica WhatsApp in pausa sullo schermo del telefono appoggiato a faccia in giù sopra una maglietta bianca abbandonata vicino alla porta socchiusa del bagno dove la doccia continua a gocciolare piano nell'altra stanza vuota. Venerdì sera fuori dalle finestre semiaperte ma dentro non entra vento né voce estranea soltanto il ronzio intermittente dell'apparecchio ormai fermo tra le cosce ancora larghe e i gemiti soffocati nel palmo della mano sinistra premuta sulla bocca aperta come se pregasse o maledicesse qualcosa che non torna più indietro mai più neanche domani mattina quando dovrà svuotare quel posacenere senza guardarlo negli occhi allo specchio inclinato sopra l'armadio antico col portasapone rotto e lo smalto rosso scheggiato sull'anulare destro.