Vestaglia aperta telefonata proibita cavalcata esperta
Il sole della tarda mattinata taglia diagonale sul parquet lucido, illuminando granelli di polvere sopra il bicchiere di Negroamaro lasciato accanto al comodino. Io resto ferma sul bordo del letto sfatto, vestaglia beige cipria completamente slacciata addosso ai fianchi larghi. Lui tiene il telefono basso davanti a sé con entrambe le mani - angolatura POV perfetta per non perdere nulla della figa gonfia, delle dita che scorrono tra le labbra inferiori umide. Lo prendo in bocca senza preliminari, profondità massima fin dal primo istante - guancia premuta contro l'inguine sudato mentre lui geme piano nel silenzio rotto solo dal respiro accelerato registrato dal microfono lavalier nascosto sotto la collana di perline nere. Cambio posizione spontaneamente, salgo sopra di lui appoggiandogli le mani sul petto peloso e inizio un ritmo duro che fa cigolare la testiera contro il muro imbiancato male. La focale 50mm aperta a f/1.8 tiene tutto nitido anche nei movimenti più bruschi - capezzoli turgidi fuori dall'ombreggiatura del seno ballonzolante durante ogni discesa decisa dei fianchi sulla sua asta pulsante. Sudore sulla fronte, denti serrati intorno a un gemito trattenuto troppo a lungo prima dello sborrone caldo che mi colpisce zigomo destro e sopracciglio sinistro dopo aver urlato forte abbastanza da far tremare i vetri delle finestre socchiuse verso cortile interno pieno di piante secche nei vasi rotti. Dico basta quando sento il calore salirle nelle tempie e chiudo gli occi come segnale - fine ciak confermato dalla mia voce rauca che dice questa va così senza bisogno di riprese successive.