Vestaglia aperta su cosce divaricate lentamente.

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La terza telecamera registra ogni spasmo mentre lei guida il ritmo con la mano libera. Sudore sulla nuca, respiro profondo tra le labbra socchiuse. Il regista cambia angolo a metà senza parlare ma lei annuisce prima del movimento della cinepresa. Luce chiave da sinistra con rimbalzo su parete bianca crea ombre morbide lungo i fianchi e accentua la curva del seno sinistro coperto solo dal tessuto trasparente della vestaglia color salvia mezza slacciata. L'85mm aperto a f/2.8 tiene fuoco stretto sull'indice destro che preme dentro mentre l'anulare sfrega il clitoride gonfio di sangue e lubrificante a base d'acqua colato dal bicchiere di Negroamaro rovesciato sul comodino durante un affondo più brusco verso destra quando la spalla ha urtato il vetro pieno fino all'orlo di vino rosso scuro come ambra bagnata sotto la luce diretta delle dodici e diciassette minuti dell'ora di pranzo precisa segnata dall'orologio analogico appeso storto sopra la libreria piena di romanzi mai finiti letti tra una pausa e l'altra dei turni in ospedale dove lavora come infermiera notturna anche se oggi è giorno libero per via della febbre alta registrata alle otto e mezza dalla termometria digitale lasciata accesa vicino al lavandino acceso per nascondere eventuali rumori esterni provenienti dal corridoio condominiale dove qualcuno potrebbe passare sentendo qualcosa di troppo esplicito uscire dalla stanza chiusa dall'interno con chiavistello rotto riparato temporaneamente con una scarpa infilata sotto la porta che ora giace storta ai piedi del letto insieme alle calze nere strappate gettate via dopo i primi due ciak quando ancora non avevano trovato l'inquadratura giusta per mostrare bene le contrazioni interne durante lo sborrone finale ripreso in tempo reale senza montaggio successivo perché lei aveva chiesto espressamente che tutto fosse preso al primo ciak senza tagli né riprese aggiuntive così come era venuto naturale senza forzature né recitazione forzata perché sapeva esattamente cosa voleva mostrare e come voleva essere vista in quel momento preciso della giornata quando nessuno poteva disturbarla né controllarla né giudicarla mentre si scopava le dita dentro fino in fondo alla figa bagnatissima tenendo gli occhi aperti fissi sulla telecamera principale che avanzava lentamente verso di lei come se fosse un amante silenzioso che non fa domande ma obbedisce agli ordini impartiti con lo sguardo fisso e le labbra disegnate da un rossetto spentosi lungo i bordi dopo aver mordicchiato il labbro inferiore durante l'orgasmo più intenso mai provato fuori da un rapporto sessuale vero e proprio ma comunque reale perché ogni gemito era vero ogni movimento era voluto ogni sborrata era meritata dopo settimane di astinenza forzata per via degli orari impossibili dei turni notturni trascorsi ad ascoltare respiratori artificiali monitor cardiaci campanelli d'emergenza mentre pensava solo a questo momento preciso quando finalmente poteva chiudersi dentro casa vuota togliersi l'uniforme sporca di sangue vecchio urina coagulata sudore altrui indossare solo quella vestaglia color salvia comprata anni fa in saldo da Coin ed entrare nella scena esattamente come aveva immaginato nel bagno dell'ospedale durante la pausa caffè bevuta davanti allo specchio inclinato sopra il lavandino crepato dove si era guardata negli occhi dicendosi ad alta voce 'oggi lo faccio'.