Vestaglia aperta libro verde dita nella figa
Camera da letto, luce del mattino a sud. Specchio inclinato sul muro, riflette il letto sfatto. Lei sdraiata sulla schiena, vestaglia color salvia aperta, seno nudo, gambe larghe. Mano destra tra le cosce, dita che scivolano sulla figa bagnata. La sinistra stringe un capezzolo, tira, pizzica. Occhiali da sole sopra un libro sul comodino, copertina verde acqua. Domenica mattina, silenzio rotto solo dal respiro pesante. La cinepresa in 1080p, lente 85mm aperto a f/2.8, inquadra dal basso, angolo stretto sulle dita che entrano. Poi primo piano sul viso, sudore sulla fronte, labbra socchiuse. Il lavalier nascosto sotto il reggiseno cattura ogni gemito. Lei sceglie il ritmo, non si affretta. Un dito, poi due, spingono dentro, escono, tornano. Il pollice sfrega il clitoride in cerchi stretti. Le cosce tremano. Il respiro accelera. Sudore sulla spalla, bassi attraverso il muro, la mano di lui alla gola. Lei annuisce. La vestaglia scivola via, rimane solo il perizoma nero in pizzo macramé, bagnato al centro. Si gira sul fianco, solleva una gamba, apre di più. La telecamera segue, riprende da dietro, angolo alto. Il culo tondo, sodo, si contrae. La mano sinistra scivola dietro, tocca l'ano, lo stuzzica. Poi torna sulla figa, sbatte più forte. Il respiro spezzato. Un gemito lungo. La moka sul fornello fischia piano in cucina. Lei viene, trema, stringe le lenzuola di cotone Bassetti spaiate. Rimane ferma, occhi chiusi, mano ancora tra le gambe. Un sorriso appena accennato. La luce cambia, ombra lunga sul pavimento. Fine ciak. Lei firma il rilascio davanti alla telecamera, annuisce. Scena chiusa.