Casa vuota specchio con dita tra le cosce
Io entro nel bagno dopo che il cellulare vibra sul comodino. La casa è muta. L'uniforme antracite coi bottoni d'ottone è slacciata fino a metà petto. Mi fermo davanti allo specchio verticale appoggiato al muro laterale. Sul lavandino c'è una tazzina di caffè freddo con un sorso lasciato dentro. Guardo i miei occhi nello specchio mentre infilo la mano sotto la gonna stretta. Le dita scivolano tra le cosce senza fretta. Sento il calore umido attraverso il perizoma sottile. Il microfono pinna è nascosto nella piega della tenda del box doccia ma registra ogni fruscio delle mie unghie sulla stoffa. Inquadro me stessa con l'85mm aperto a f/2.8 - primo piano sui polsi che si muovono sotto la vita dei pantaloni dell'uniforme. Il respiro cresce ma non lo trattengo mai perché so che devo farlo uscire pulito per il sonoro diretto. Giro lievemente i fianchi verso destra per mostrare meglio l'ombra tra le natiche allo specchio retrostante. Una goccia mi cola lungo l'interno coscia sinistra, non la asciugo subito così resto più sensibile al contatto successivo dei polpastrelli sulla figa gonfia. Io decido quando accelerare. Non ho bisogno di fingere né di recitare qualcosa che non provo. Ogni movimento parte da un brivido vero, da una tensione reale accumulata durante tutta la giornata lavorativa trattenuta nei muscoli delle spalle. Il sudore compare sopra il labbro superiore dove prima aveva baciato un collega fuori servizio. Chiudo gli occhi solo nell'ultimo minuto prima dello sborro interno al guanto di lattice trasparente usato come contenitore provvisorio. Lo butto nel water ancora acceso dal precedente utilizzo. Fuori dalla finestra uno scooter passa veloce sotto le persiane socchiuse.