Vestaglia aperta davanti allo specchio con lenzuola stropicciate
La caffettiera vuota sul fuoco emette un sibilo sottile nell'alba grigia. Io mi accorgo del riflesso dei miei occhi lucidi nello specchio inclinato prima ancora di toccarmi. La vestaglia color salvia scivola giù dalle spalle nude, fermandosi ai gomiti legati dietro la schiena con un nodo stretto che tira sulla pelle antracite delle braccia. Le dita della mano destra scivolano tra le cosce già umide, due dentro senza esitazione mentre l'altra mano preme il seno sinistro attraverso il pizzo del reggiseno nero smontabile. Sento il rumore del mio respiro spezzato rimbombare nel microfono lavalier nascosto sotto il reggiseno appena slacciato. Il POV parte da dietro le spalle poi si avvicina al vetro freddo dove vedo ogni movimento distorto dal calore della mia pelle. Mi piego in avanti sul letto matrimoniale con le lenzuola stropicciate macchiate di rossetto rosso scuro e sudore fresco sulla fronte. La cinepresa fissa inquadra tutto con un obiettivo 85mm aperto a f/2.8 che dissolve lo sfondo in una nebbia densa come olio d'oliva versato su marmo bianco sporco di trucco usato per simulare notte eterna anche se fuori è chiaro da ore ormai ma io non guardo mai fuori quando sono dentro questa scena così precisa così mia così controllata perché io decido quando iniziare, quando fermarmi e dove guardare e come muovermi e chi vede cosa succede qui dentro tra me lo specchio la camera e quel cazzo immaginario che sento pulsare tra le labbra gonfie mentre sborro piano piano senza fretta senza rumore solo un gemito strozzato che esce dalla bocca semiaperta illuminata dal riverbero del display acceso dell'iPhone appoggiato sul comodino vicino al vibratore ancora vibrante spento da cinque minuti esatti.