Specchio pieno di respiro. Lenzuola. Ruvide dopo cena

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Bordo stanza d'albergo, specchio verticale incorniciato in cromo fissato alla parete opposta al letto matrimoniale. La mora siede sul materasso sfatto, vestaglia color salvia aperta sui fianchi nudi. Piedi scalzi toccano piastrelle fredde di gres porcellanato grigio chiaro. Telefono Android posato sul comodino vibra ogni trenta secondi ma lei non risponde. Osserva sé stessa riflesso ingrandito, pollice destro sulla clitoride gonfia, indice sinistro che scivola dentro la figa lentamente. Sudore sulla fronte si allarga fino alle tempie. Respiro pesante batte contro il vetro dello specchio formando microcondensa circolare. Telecamere fisse puntate dal soffitto registrano tutto senza tagli. Lei sceglie quando riprendere col proprio cellulare tenendolo a braccio teso per inquadrare collo e seni tremanti durante l'affondo delle dita nel culo profondo. Lente grandangolare a distanza ravvicinata deforma leggermente i bordi dell'immagine ma mantiene nitida la peluria pubica ricciuta e umida di lubrificante a base d'acqua trasparente. Chiavi della Fiat Punto abbandonate sopra un cassettone in laminato bianco lucido accanto a un bicchiere di Negroamaro quasi vuoto dal fondo ambrato lasciano tracce oleose sul legno impiallacciato sotto la luce fioca del neon arancione acceso nel bagno attiguo dove scorre acqua calda dalla doccia mai usata dopo cena consumata in silenzio al tavolino singolo vicino alla finestra socchiusa affacciata su cortile interno illuminato da lampione pubblico intermittente proiettando ombre mobili sui suoi glutei contratti durante lo sborrarsi rumoroso con gemiti strozzati mandibola serrata occhi chiusi mancata respirazione per sei secondi netti poi rilascio totale corpo riverso indietro tra lenzuola macchiate di saliva sudore liquido vaginale rotolamento laterale sinistro vista dall'alto tramite riflessione distorta nello specchio inclinato appoggiato al muro laterale rivestito in velluto rosso scrostato.