Casa Vuota Vestaglia Salvia Specchio Inclinato Pecorina Ruvida
Io resto ferma davanti allo specchio inclinato mentre la luce del pomeriggio taglia diagonale la stanza da letto. La vestaglia color salvia scivola giù dalle spalle nude. Cade. Ai miei piedi come acqua versata. Mi guardo le cosce larghe nello specchio incrinato sopra il cassettone rotto. Sento il fiato corto anche se non ho corso. Il telecomando della TV è ancora sul cuscino dove l'ho lasciato dopo pranzo. Fuori non passa nessuno neanche a metà settimana quando tutti lavorano e i bambini sono a scuola. Entro nel letto lentamente, ginocchia che affondano nelle lenzuola di cotone Bassetti spaiate macchiate di vino vecchio. Comincio con due dita dentro mentre guardo l'obiettivo 85mm aperto a f/2.8 puntato sul mio culo sollevato verso l'alto. Non sorrido mai durante queste riprese ma so che funziona così meglio per loro - più vero più sporco più crudo. Ogni colpo di bacino produce un rumore umido contro le mutande strappate dalla settimana prima. Il lavalier nascosto sotto il reggiseno registra ogni gemito strozzato ogni respiro spezzato ogni volta che mi tiro i capezzoli fino al limite del dolore. La mano sinistra cerca il vibratore blu acceso da venti minuti ormai pulsante come un cuore malato. Decido io quando accelerare decido io quanto forte decido io quanto profondo. Sudore sulla fronte sudore tra i seni sudore lungo la schiena curva sotto la pressione dei polsi schiacciati contro la testiera metallica. Un cambio d'abito aspetta nell'armadio ma non lo indosserò oggi perché questa scena va finché non sborro tutta fuori senza trattenere nulla. La moka stretta sul fornello comincia a fischiare piano ma nessuno verrà a spegnerla.