Matrigna tettona sveglia figliastro con la vestaglia aperta
Secondo piano di un condominio anni Settanta. Luce mattutina filtra dalle persiane di legno scrostate. Un bicchiere d'acqua mezzo pieno accanto alla moka stretta sul fornello. Lei entra in cucina in vestaglia color salvia, piedi nudi sulle piastrelle fredde. I seni pesanti oscillano sotto la seta sottile quando si china verso il lavandino. Lui arriva dal corridoio in mutande, sguardo inchiodato sui capezzoli che premono contro il tessuto bagnato dalla doccia precedente. Primo piano ravvicinato dei fianchi minuti che si girano lentamente verso di lui - macchina fissa su cavalletto a destra del frigo - ottanta cinque millimetri aperto a f/2 punto otto - profondità ridotta al minimo per sfumare lo stipite della porta alle sue spalle - fuoco secco sulla clavicola sinistra dove un neo pulsa al battito cardiaco - lei solleva una gamba contro l'anta dell'armadietto superiore, lascia cadere la vestaglia ai piedi senza voltarsi - stacco veloce sulla mano di lui che afferra quel culo tondo come fosse pane caldo - campo totale dall'alto mentre si inginocchia tra le cosce aperte e infila la faccia nella fica depilata lucida di umidità naturale - due ciak fermati perché ridevano troppo forte ma al terzo prendiamo tutto d'un fiato fino allo sborrone sulla pancia dopo l'estrazione del cazzo dal culo con un rumore viscido da risucchio profondo - lei sceglie il ritmo muovendosi avanti e indietro sulla bocca come su un manico di scopa immaginario - calore delle labbra attorno al glande gonfio poi pressione delle guance carnose durante la pompa finale - sudore sulla fronte del ragazzo mentre tiene gli occhi chiusi concentrato solo sul sapore acre della figa ben rasata mescolato alla saliva propria che cola giù dal mento sul pavimento freddo.