Matrigna padrona della situazione in vestaglia grigia
Moka stretta sul fornello che sibila piano mentre io resto ferma sulla sedia di legno della cucina col fiato corto e la vestaglia grigio perla slacciata fino all'ombelico. I peli pubici bagnati mi tirano contro la stoffa umida, sento ancora l'odore acre del sudore tra le cosce. Lui appare sulla soglia del salotto scalzo coi jeans mezzi slacciati e lo sguardo inchiodato sui miei capezzoli turgidi sotto la seta trasparente. Non parliamo mai troppo ma oggi sono io a muovermi per prima perché voglio sentirmelo dentro finché non smetto di pensare. Cammino verso la stanza da letto con i tacchi alti che scricchiolano sul parquet consumato e mi butto sul materasso sfatto lasciando che mi raggiunga subito senza preliminari veri né baci lunghi né carezze studiate soltanto carne contro carne pelle a pelle respiro nell'orecchio ansimi strozzati mentre lui entra dentro di me lentamente come se dovesse misurare ogni centimetro di figa disponibile intorno al suo cazzo grosso, caldo che spinge sempre più forte adesso manovra i fianchi con ritmo deciso io apro bene le gambe tengo gli occhi chiusi sento il lubrificante a base d'acqua scivolare lungo le pieghe interne vedo tutto sfocato tranne l'obiettivo dell'85mm aperto a f/2.8 puntato dritto sui nostri corpi uniti so che c'è un lavalier nascosto sotto il reggiseno strappato ma non importa perché sono io che scelgo il ritmo decido quando accelerare quando fermarmi quando urlargli di sborrare dentro questa volta senza preservativo voglio sentirlo pulsare dentro mentre viene pieno nella mia fica sporca come una vera puttana proprio così brivido lungo la schiena spasmi profondi calore liquido che invade le pareti interne poi silenzio rotto solo dal respiro pesante e dalle gocce cadute sul lenzuolo bianco.