Matrigna timida lavanderia mattina pompino sposo

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Lavanderia interna condominiale, tubature a vista, luci al neon tremolanti sopra le asciugatrici allineate lungo il muro laterale. Pavimento di piastrelle quadrate bianche e grigie sporche ai bordi. Odore di ammorbidente stantio e calcare accumulato nei rubinetti. La matrigna entra scalza poco dopo le sette, vestaglia di seta verde acqua slacciata fino all'ombelico, seni pesanti che oscillano leggermente a ogni passo. Il marito è già lì, boxer abbassati alle caviglie, cazzo eretto puntato verso il soffitto. Lei si inginocchia senza parlare, mani appoggiate alle cosce nude dell'uomo. Prima carezza la punta con le labbra chiuse poi apre la bocca e ingoia fino alla base. Su e giù lentamente, naso contro il pube rasato netto. Lui geme piano trattenendo il fiato ogni volta che lei scende troppo in profondità. Sudore sulla fronte della donna che brilla sotto il neon freddo del soffitto. Un telecomando della TV abbandonato su un cuscino arrotolato vicino alla caldaia. Lei tiene gli occhi aperti fissando lo sguardo oltre la telecamera come se sfidasse qualcuno fuori campo. Movimenti precisi delle mascelle, tensione nei tendini del collo. Lui afferra delicatamente i capelli ma non spinge, rispetta il ritmo imposto da lei. Ogni tanto si ferma per respirare, lingua umida che scorre lungo tutta la lunghezza prima di riprendere. Riprese con obiettivo 85mm aperto a f/2.8 per isolare volto ed estremità genitali nel fuoco morbido dello sfondo sfocato. Lavalier nascosto sotto il reggiseno registra ogni ansimo sincronizzato col rumore intermittente della centrifuga accanto. Lei decide quando iniziare, come procedere, dove fermarsi. Moka sul fornello spento nella cucina adiacente, latte tiepido versato mezz'ora prima rimasto nel pentolino.