Matrigna nell'umidità della lavanderia dopo la doccia
Il pavimento della lavanderia è freddo sotto le ginocchia nude io sento il respiro corto fin dall'ingresso del corridoio le luci basse illuminano il vapore ancora sospeso dopo la doccia precedente indosso solo l'uniforme semiaperta con il perizoma in pizzo macramé che spunta ai fianchi lui mi guarda senza parlare e so subito cosa vuole lo lascio fare ma decido io quando accelerare non c'è bisogno di dire nulla bastano i movimenti delle anche e le mani che premono sulla mia schiena sudata la macchina fotografica fissa da tre angoli diversi registra ogni scivolamento ogni gemito trattenuto ho ancora lo smalto rosso scheggiato sull'alluce sinistro ricordo di sabato sera ma ora non importa contano solo i secondi tra un affondo e l'altro il lavalier nascosto sotto il reggiseno coglie ogni battito irregolare del cuore mentre cambio ritmo improvvisamente mi alzo vado verso la doccia accendo l'acqua fredda resto ferma dieci secondi sentendola colare lungo le cosce poi torno indietro lentamente gli occhi fissi nei suoi adesso sono io quella che guida lo faccio sdraiare sul telo asciutto prendo tutto ciò che voglio fino a quando sento arrivare l'ondata calda dentro lo stomaco poi giù con la testa fino a sentirne il cazzo pulsare sulla lingua alla fine rimango china ansimante con i capelli incollati alla fronte e una sola certezza questa è metà settimana. Domani. Toccherà a me decidere dove riprendere tutto moka stretta sul fornello fuori dalla porta nessuno parlerà mai di stanotte.........