Matrigna tettona padrona in cucina sabato sera

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Cucina di appartamento borghese, luce mattutina filtrata da persiane di legno scrostate. La matrigna entra scalza, vestaglia color salvia aperta sul davanti, seni nudi sotto il tessuto sottile. Si versa caffè dalla moka stretta sul fornello, schiena dritta, collo allungato. Il figliastro entra senza bussare, occhi fissi sulle clavicole, poi sulle tette pesanti che oscillano al minimo movimento. Lei non si gira, beve un sorso, appoggia la tazzina. L'amica arriva subito dopo, in perizoma nero, calze a rete, si siede sul tavolo di marmo, gambe aperte. Nessuna parola. Il figliastro si avvicina, le mani sui fianchi della matrigna, dita che scivolano sotto la cintura della vestaglia. Lei annuisce, spalle indietro, petto in fuori. La telecamera fissa in 85mm aperto a f/2.8 inquadra il primo bacio tra le due donne, lingue che si cercano, mani nei capelli. Il lavalier nascosto sotto il reggiseno cattura ogni respiro, ogni gemito soffocato. Lei sceglie il ritmo, guida la mano del ragazzo verso la figa dell'amica, poi si inginocchia, succhia un capezzolo, morde piano. La scatola di fiammiferi mezza vuota cade dal piano cottura, si apre, stecchi sparsi sul pavimento. Sudore sulla fronte, bassi attutiti dal muro, un bicchiere di Negroamaro mezzo pieno sul davanzale. Tre corpi nudi sul linoleum, posizioni che ruotano, bocche ovunque. Lei dirige ogni cambio, ogni inquadratura, ogni battito. Sabato sera tardi, nessuna fretta. Il regista cambia angolo a metà, macchina sul comodino spostata di dieci centimetri. Orecchini a cerchio dorati penzolano dal gancio del cappotto. Lei chiama lo stop con un cenno, sorride, si riallaccia la vestaglia. Fine scena.