Matrigna padrona di casa in cucina selvaggia
Il primo pomeriggio accende la cucina borghese con luce obliqua dal balcone semiaperto - softbox a 45 gradi diffonde un alone dorato sui pensili spenti. La matrigna si appoggia al bancone di marmo antracite, vestaglia color salvia slacciata fino all'ombelico. Dice qualcosa a mezza bocca che parte come insulto, finisce come ordine. Lui scende in ginocchio senza attendere conferma - mani aperte sulle cosce nude - labbra che trovano subito la figa umida sotto il perizoma nero gettato via due minuti prima. Sudore sulla fronte, pollice sinistro che preme sul clitoride gonfio mentre le dita destra scavano dentro con due falangi profonde. Il fonico chiede silenzio prima del battito ma nessuno risponde perché le bocche sono incollate da venti secondi netti - lingua lunga che pulisce il palato interno mentre un gemito strozzato esce dalla gola contratta. Si sposta indietro con uno strattone improvviso poi ribalta tutto quanto verso il salotto - pavimento freddo sotto i palmi nudi. Cade sopra un cuscino di velluto stropicciato lasciato accidentalmente dopo colazione - tessuto ruvido sulla schiena ma non importa. Lei prende controllo del bacino muovendosi avanti, indietro senza fretta precisa - respirando forte dal naso ogni volta che lo sente entrare fino ai coglioni. Moka stretta sul fornello emette un sibilo intermittente ma nessuno ci bada più. Tre telecamere fisse registrano ogni variazione muscolare delle cosce contratte al massimo. Alla fine chiude gli occhi mentre lui sborra sulla pancia annerita dal sole vecchio, poi apre le palpebre lentamente e dice 'questa va'.