Matrigna padrona di casa in cucina al mattino
La luce tarda della mattinata filtra dalle persiane di legno scrostate e colpisce il linoleum consunto della cucina. Io resto appoggiata al piano cottura freddo mentre sento il calore del suo fiato sulla coscia. La vestaglia color salvia è aperta da quando ho tirato via la cinta senza fretta. Non ho detto nulla ma lui ha capito subito. Sento le sue mani sui fianchi prima ancora di vederle. Il lavalier nascosto sotto il reggiseno coglie ogni respiro rotto che mi sfugge quando le dita premono sulla stoffa umida del perizoma nero. Diffusione 1/4 sul primo piano rende i pori visibili come crateri. Chiudo gli occhi e decido io quando abbassare lo slip. Lui aspetta sempre un cenno preciso - non un movimento casuale ma un ordine silenzioso che viene dalla pressione dei polpastrelli sulla nuca. Le chiavi della Vespa sono ancora sul tavolo dove le ha lasciate ieri sera. Un bicchiere mezzo pieno di Negroamaro accanto alla moka stretta sul fornello completa la scena fissa nell'inquadratura laterale a tre metri. Ogni spinta è misurata perché so cosa voglio vedere dopo lo stop di registrazione. Sudore sulla fronte ma controllo totale nel ritmo delle anche che guidano la penetrazione profonda fino allo spasmo finale dentro la figa gonfia e pulsante. Mi tremano le ginocchia solo dopo aver sentito tutto il cazzo svuotarsi dentro mentre ripeto 'ancora' con voce strozzata ma lucida - mai persa né sopraffatta solo presa esattamente come richiesto dal copione mentale che porto addosso da ore prima del ciak uno due tre quattro cinque sei sette otto nove dieci undici dodici tredici quattordici quindici sedici diciassette diciotto diciannove venti ventuno ventidue ventitré ventiquattro venticinque ventisei ventisette ventotto ventinove trenta.