Matrigna domina lavanderia con sguardo fisso

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Lavanderia al secondo piano con tende bianche mosse dal vento estivo. Luce mattutina filtrata da persiane di legno scrostate proietta strisce oblique sui muri piastrellati. La matrigna entra in campo con passo misurato, vestaglia color salvia aperta appena sopra il ginocchio. I capelli raccolti in uno chignon morbido lasciano intravedere la nuca sudata. Occhi fissi in camera senza battere ciglio. Il fonico chiede silenzio prima del battito dieci mentre lei solleva il mento, indica il pavimento con l'indice destro. Un piatto di ceramica scheggiata giace su un tavolino accanto a una tazza sporca di caffè freddo. Lei si inginocchia lentamente davanti a lui seduto sul bordo del lavandino basso, mani appoggiate alle cosce nude. Diffusione 1/4 sul primo piano illumina il contorno delle labbra mentre pronuncia due sillabe secche - nessun sorriso - poi afferra il polso sinistro e lo guida tra le gambe già bagnate. Sudore sulla fronte, respiro cortissimo dopo pochi secondi di pressione interna. Angolo ribassato mostra i glutei contratti contro lo stipite della porta socchiusa. Lei sceglie l'angolazione inclinando la testa a destra e indicando col palmo aperto dove vuole la cinepresa fissa per i successivi diciotto secondi di penetrazione profonda da dietro contro il muro piastrellato blu scuro - calze a rete rotte all'alluce ma ancora tirate su bene - poi ritorno al centro stanza per riprendere tutto d'un fiato fino allo stop gridato forte quando sente arrivare l'orgasmo vero - moka stretta sul fornello vibra appena per le urla basse dal petto - lei chiude gli occhi solo nell'ultimo istante prima dello sborro totale addosso al collo.