Donna esperta nella lavanderia con calze a rete

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Lavatrice ferma piena di panni umidi mezzi fuori come se qualcuno avesse interrotto il ciclo a metà. Io appoggiata al coperchio freddo di metallo lucido lui in ginocchio davanti alle mie gambe fasciate nelle calze a rete quaranta denari filo spezzato sul polpaccio sinistro. Vestaglia avorio aperta lascia penzolare le tette grosse morbide pelose ai capezzoli scuri già dritti dal primo soffio d'aria condizionata. Fiato corto sento odore di ammorbidente alla camomilla e sudore fresco tra le cosce. Mani sue salgono lungo i fianchi stringono forte affondano nei rotoli sopra l'elastico delle mutande nere di pizzo macramé che non ho mai tolto da sola perché decido io quando abbassarle e lo faccio piano mentre guardo la telecamera fissa nell'angolo alto destra del soffitto dove vedo riflesso me stessa che mi sporgo indietro per offrire meglio la fica al suo naso prima della lingua poi della bocca intera che succhia labbra esterne interni clitoride tutto insieme senza fretta troppo tempo passa prima che io dica piano vai più dentro e lui obbedisce entra con due dita indice medio mentre continua a leccare ruota intorno al buco del culo che si contrae ma non respinge microfono lavalier infilato sotto il bordo della vestaglia registra ogni gemito breve trattenuto dalle labbra serrate orario segna ore dodici e ventitré quasi ora di pranzo moka stretta sul fornello spento da almeno un'ora nessuno ha bevuto caffè oggi nessuno parlerà finché non viene lo sperma in faccia bianco denso caldo sulla fronte sopracciglio naso bocca uno spruzzo arriva anche sull'orecchino sinistro oro vecchio modello anni Ottanta.