Due studentesse nel dormitorio con calze di ruggine
Sento il sudore che mi cola lungo la schiena mentre mi inginocchio sul pavimento freddo del dormitorio. Il letto cigola sotto il suo peso, le sue gambe tremano appena le sfioro l'interno coscia. Indossa calze 70 denari color ruggine, tirate su fino a metà polpaccio, fermate da giarrettiere di pizzo nero. Le mie dita scivolano sotto l'elastico, sento il calore della sua figa attraverso il cotone sottile del perizoma. Lei solleva il bacino, mi guida senza parlare. Il cellulare sul comodino mostra una notifica WhatsApp in pausa, nome in chiaro, 'Aperitivo alle diciannove. '. Non risponde. Io abbasso il tessuto, leccando piano, prima un labbro, poi l'altro. Sento il suo fiato accelerare, le unghie che si conficcano nelle mie spalle. Il lavalier nascosto sotto il reggiseno registra ogni sospiro. Alzo lo sguardo, lei annuisce. Comincio a succhiare il clitoride, forte, con pressione precisa. Viene in silenzio, solo un gemito strozzato, la bocca premuta sul palmo. Poi mi tira verso l'alto, mi sdraia sotto di sé. Ora è lei a decidere il ritmo. I suoi capelli mi cadono sul collo, sento il sapore salato della sua pelle. Sul tavolo, gli occhiali da sole sono posati sopra un libro di filosofia. Fuori, il campanile batte l'ora dell'aperitivo. Continuiamo finché entrambe non tremiamo, senza fretta, senza fine.