Trio lesbico in divano con massaggio. Cavalcata.
Divano in tessuto grezzo, luce di mezzogiorno che taglia la stanza in diagonale. Due donne già in contatto, una sdraiata, l'altra sopra con le ginocchia aperte sul bordo del cuscino. Mani sulla schiena nuda, pressione sui muscoli delle scapole, poi scivolano più in basso. Uniforme da infermiera appoggiata sulla sedia, gonna piegata con cura. La terza entra scalza, calze a rete, camice aperto. Si inginocchia di fronte, inizia a massaggiare i polpacci, risale con le dita bagnate. Carte da gioco sul tavolino, coperte di segni di ungiunte precedenti. La donna sotto solleva il bacino, spinge il culo contro il palmo che scende. La bocca si apre, ma nessun suono. Il regista cambia angolo a metà, sposta la cinepresa sul comodino. 85mm aperto a f/2.8, fuoco stretto sugli occhi della mora che guida il ritmo. Lei sceglie il ritmo, sposta le mani delle altre dove vuole. Sudore sul collo, smalto rosso scheggiato sul pollice che afferra il capezzolo. L'altra in uniforme si china in avanti, lingua sulla figa già bagnata, mentre la prima si gira e inizia a succhiare il collo della terza. Cavalcata lenta, poi accelerata, fianchi che sbattono contro il divano. Moka stretta sul fornello, vapore che esce dal beccuccio. Tre bocche, due mani dentro, una che pompa tra le natiche. Ora di pranzo, nessuno ha fame. La telecamera fissa il primo piano del viso che sborra, palpebre chiuse, labbra che mordono l'aria. Nessun suono oltre il respiro, il rumore delle cosce che si aprono, il cigolio delle molle. Finale in silenzio, tre corpi accasciati, una mano ancora dentro, l'altra che accarezza il fianco. Nessuna parola.