Donne nel dormitorio universitario dopo mezzanotte
Letto singolo contro parete sudicia, due cuscini stropicciati uno sopra l'altro. La mora entra nell'inquadratura con passo deciso, piedi scalzi che lasciano impronte lievi sulla moquette umida. Si china sulla compagna distesa, mani che partono dalle clavicole e scivolano giù lungo le braccia nude. La maglietta bianca è già sollevata oltre l'ombelico, tessuto incollato al seno per il sudore accumulato durante la giornata. Un capezzolo turgido preme contro il cotone sottile mentre l'altra le infila una coscia tra le gambe. Le dita della mora trovano subito la figa calda attraverso il perizoma nero in pizzo macramé - stoffa tirata tra le labbra gonfie. Lei geme piano ma non arretra, anzi guida quella mano più a fondo con un movimento rotatorio dei fianchi. Il respiro si spezza quando viene girata sulla pancia senza fretta estraendole le mutande da un fianco solo. Pelle chiara segnata da lividi freschi sui polsi dove ha tenuto troppo stretto lo stipite mensile dell'università. Una gamba piegata all'indietro mostra smalto rosso scheggiato sull'alluce sinistro mentre riceve due dita dentro senza preliminari ulteriori. L'inquadratura ravvicinata col teleobiettivo 85mm aperto a f/2.8 coglie ogni fremito muscolare attorno alla vagina dilatata dal ritmo crescente - lucida come piastrelle dopo la doccia pubblica del dormitorio femminile al secondo piano vicino ai distributori automatici di snack ancora accesi alle ventidue. Diciassette. Di martedì pomeriggio. Il fonico chiede silenzio prima del battito successivo perché qualcuno tossisce nel corridoio fuori dalla stanza numero sei. Lei sceglie il ritmo, rallenta quando vuole sentire meglio il rumore umido delle dita che entrano ed escono. Un cavo del caricabatterie penzola dal comodino finendo proprio sul materasso sgualcito, collegato a un telefono con notifica WhatsApp in pausa sullo schermo, 'Torna presto. '. Nessuna risposta data.