Vestaglia di seta aperta sul letto matrimoniale
Camera da letto al secondo piano con persiane socchiuse che lasciano entrare la luce fioca del martedì pomeriggio. Vestaglia di seta grigio perla abbandonata sui fianchi larghi della mora seduta sul bordo del materasso sfatto. I suoi piedi scalzi premono contro il pavimento freddo mentre le mani si posano sulle cosce nude. Lui in piedi davanti a lei slaccia la cintura con gesto lento ma certo. Il cazzo esce pesante dai boxer neri già umidi all'altezza della punta. Lei lo afferra alla base senza guardarlo negli occhi e se lo infila in bocca fino a far sparire metà asta. Le labbra tirate attorno al glande gonfio brillano di saliva mista a lubrificante trasparente a base d'acqua. Ogni movimento produce un suono viscido amplificato dal silenzio della stanza vuota oltre il corridoio chiuso male. Sudore sulla fronte di lui mentre tiene ferma la testa di lei solo con una pressione leggera delle dita tra i capelli raccolti male sulla nuca. Due cineprese fisse puntate dal comodino registrano ogni angolo senza batter ciglio - una col focus fisso sulla figa pelosa semiaperta sotto il cotone strappato delle mutande vecchie Bassetti spaiate l'altra collocata all'altezza degli zigomi per cogliere ogni contrazione dei muscoli facciali durante il pompino profondo fino allo spasmo della gola stretta intorno alla carne pulsante dentro la bocca calda umida che succhia come fosse un lavoro serio ben pagato fatto bene senza fretta né vergogna né finzione alcuna perché sa cosa vuole quando lo vuole dove lo vuole come lo vuole ed è chiarissimo dalla postura eretta dalle spalle larghe dal respiro regolare dall'assenza totale di imbarazzo nell'accettare quel cazzo duro sporco nella sua cavità orale privata pubblica esposta alle luci fredde dei neon montati sopra gli armadi aperti pieni zeppi di vestiti stropicciati appesi malamente uno addosso all'altro come se non importasse nulla tranne questo momento preciso qui adesso mentre lei decide quando fermarsi indica l'angolazione migliore muove appena la mano libera verso destra suggerendo un taglio laterale più netto proprio mentre solleva gli occhi verso l'obiettivo annuendo brevemente prima di riprendere il ritmo serrato veloce furioso quasi arrabbiata costringendolo ad abbassare i fianchi tremanti supplicando silenziosamente aiuto controllo resistenza fine sborrata finale lungo lingua palato dentiera molle gengive labbra esterne contorte in smorfia goduta fino all'ultima goccia bianca densissima collosissima che cola giù lungo il mento sporco incrostato lasciatoci marcandolo come trofeo guerra sessuale vinta senza pietà né rimpianto alcuno.