Vedova esperta in albergo domenica mattina
Domenica mattina nell'albergo vicino alla stazione Termini. Io entro per prima nella stanza col profumo di sigaretta fredda, lenzuola cambiate male. Mi siedo sul bordo del letto con le mani tra le cosce, vestaglia antracite aperta sui fianchi larghi. La scatola di fiammiferi mezza vuota è accanto al telefono dell'hotel col ricevitore storto. Sento il fiato corto anche se non corro da ore. Lui bussa due volte col ritmo giusto, apro senza parlare. Le sue mani mi prendono subito i glutei nudi attraverso il tessuto sottile della vestaglia logora ai polsi e alle tasche. Mi tira contro il suo bacino duro mentre io tengo gli occhi bassi fissando le pieghe del copriletto verde oliva macchiato d'acqua minerale asciutta da ieri sera. La telecamera registra tutto dalla destra col microfono lavalier infilato sotto la cintura della vestaglia che sfrega ogni volta che muovo i fianchi. Non sorrido mai ma so che sta venendo bene perché lui geme piano come piace a me. Gli dico vieni qui sopra e lo guido con una pressione sulla nuca fino a farmelo inginocchiare davanti. Lo guardo negli occhi mentre mi slaccia il nodo sulla schiena e lascia cadere tutto ai miei piedi scalzi. Poi mi giro, ginocchia nel materasso molle, culo sollevato, schiena curva come richiesto dal set design concordato prima. La lente 50mm a distanza ravvicinata coglie ogni tremolio dei muscoli tra le natiche quando lui entra senza fretta ma neanche pietà. Sudore sulla tempia sinistra, un crampo al polpaccio destro dopo due minuti fermi così, ma non molla nessuno dei due. Io sento caldo ovunque specialmente dove batte forte dentro e decido quando accelerare muovendo appena il bacino verso di lui segnale chiaro per aumentare ritmo e pressione. Un gemito lungo esce dalla mia bocca aperta contro il cuscino umido ormai pieno del mio odore misto a lacca per capelli vecchia di tre giorni. Lui sborra lentamente tenendomi ferma costringendomi a respirare fondo finché non sente che ho avuto abbastanza.