Padrona esperta in pecorina con calze a rete
Venerdì sera nell'appartamento al secondo piano sopra il bar tabacchi. Lei siede sul bordo del letto con un bicchiere di Negroamaro tra le dita smaltate di rosso scuro. La vestaglia color avorio scivola giù dalle spalle nude mostrando seni pieni, peluria naturale intorno ai capezzoli scuri. Si alza senza fretta. Appoggia. Il bicchiere vicino alla sveglia digitale spenta. Le calze a rete restano tese sui polpacci ben torniti mentre si piega in avanti prendendo posizione sulle ginocchia e i palmi aperti contro le lenzuola Bassetti spaiate macchiate di sudore vecchio. Lui si inginocchia alle sue spalle e allinea il cazzo duro alla fessura bagnata tra le natiche tondeggianti. Il primo colpo entra secco facendole sbattere i denti sul labbro inferiore. Resiste allo slancio tirando indietro i fianchi per controllare la profondità. Lei dirige l'angolazione sollevando un braccio verso destra indicando dove vuole la seconda macchina. Ciak due tre quattro colpi continui ripresi con obiettivo 85mm aperto a f/2.8 diaframma stretto per mantenere fuoco sugli occhi contratti dalla tensione orgasmica. Sudore sulla fronte, bassi dallo stereo portatile, odore di caffè bruciato dalla moka stretta sul fornello acceso da venti minuti. Il regista cambia angolo a metà quando lei chiede più luce laterale sinistra. Un cavo del caricabatterie penzola dal comodino sfiorandole un tallone screpolato. Gli anelli d'acciaio delle calze premono nei rotuli mentre accelera il ritmo aprendosi ancora di più con entrambe le mani sui glutei per accoglierlo fino in fondo. Tre telecamere fisse registrano ogni ansimo strozzato ogni fremito muscolare ogni sbavatura trasparente che cola lungo l'interno coscia sinistra verso la caviglia gonfia per via dell'afa estiva romana. Alla fine abbassa la testa sul cuscino umido annuendo una volta sola come segnale chiaro che va tenuto tutto.