Nonna in vestaglia sul letto con esperienza
La vestaglia color salvia scivola a terra, resto in reggiseno di pizzo e mutande nere. Le persiane di legno scrostate lasciano entrare la luce fioca del cortile, mezzanotte passata, nessun rumore oltre il frigo che si accende. Io mi siedo sul bordo del letto, piedi nudi sul parquet consumato, lui in ginocchio davanti a me. Le sue mani sulle mie cosce, bocca sulla figa, lingua precisa. Io mi appoggio all'indietro, gomiti sul copriletto, respiro corto. Poi lo guido dentro, prima posizione, missionario, lenti colpi lunghi, i suoi fianchi che premono contro i miei. La macchina da presa a 85mm aperto a f/2.8 fissa il mio viso, occhi chiusi, labbra socchiuse. Sudore sulla fronte, collo, tra i seni. Cambio posizione, pecorina contro il muro, lui dietro, mani sui miei fianchi, spinte forti, ritmo serrato. Io tengo il libro stretto al petto, occhiali da sole appoggiati sopra le pagine aperte, copertina verde acqua. Sento il cazzo pulsare, gonfiarsi, poi sborra calda dentro, piena, senza uscire. Io decido il ritmo, non fermo mai. Lavalier nascosto sotto il reggiseno cattura ogni ansimo, ogni gemito strozzato. Poi resto piegata, respiro pesante, lui ancora dentro. Nessun movimento, solo calore. Il silenzio dopo. Il lenzuolo stropicciato, una ciabatta caduta sotto il comò. Nessun bisogno di parlare. La stanza sa di sesso, di pelle, di notte finita. Io mi giro, lo guardo, sorrido appena. Fine del ciak. Nessun altro giro necessario. La scena è presa. Io mi alzo, vado verso il bagno. Acqua fredda sul viso. Fuori, il primo uccello del mattino. Tutto qui. Nessun dramma. Solo corpo, fiato, calore. E la luce che cambia.