Vicina sottomessa padrona tettona bagno ruvido
Bagno di appartamento signorile, piastrelle bianche a lisca di pesce, specchio ovale incorniciato in ottone. La padrona occupa lo spazio con le spalle al lavabo, vestaglia di seta rossa scheggiata sul fianco, orecchini a cerchio dorati che oscillano a ogni movimento. La vicina entra con una scusa banale, sguardo basso, maglietta aderente troppo stretta sui seni. Non parlano. La padrona la afferra per un polso, la spinge contro il muro piastrellato. Il contatto inizia ruvido, mani nei capelli, bocca aperta sulla gola. La vestaglia cade, le tette grosse e sode sbattono contro il petto della vicina. Lei geme, schiena contro il freddo, mani che scivolano sul culo sodo dell'altra. La telecamera fissa in 85mm aperto a f/2.8, campo ravvicinato sulle labbra gonfie, sul sudore che cola tra i seni. La padrona la fa inginocchiare, le afferra la nuca, la costringe a succhiare il cazzo finto legato con rete nera. La vicina ansima, saliva che cola sul mento. Poi ribaltone. La padrona la trascina sul pavimento, le infila un cuscino di velluto stropicciato sotto la schiena. Le allarga le gambe con un ginocchio, le infila due dita nella figa bagnata, poi tre. La vicina inarca la schiena, grida senza voce. La padrona scopa duro, ritmo deciso, pelle che sbatte. Il lavalier nascosto sotto il reggiseno cattura ogni ansimo. Lei sceglie il ritmo, detta la profondità. La moka stretta sul fornello fischia in lontananza. La telecamera trema appena, fuori fuoco per un secondo. Poi torna nitida sul viso della vicina, occhi chiusi, bocca aperta, sborra finta che cola lungo la coscia. Silenzio. Solo il respiro pesante.