Matrigna in vestaglia ambra scopata in salotto

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Il sole del tardo pomeriggio taglia diagonale la cucina illuminando polvere sospesa sopra il piano cottura La moka stretta sul fornello gorgoglia appena Mi sistemo la vestaglia di seta color ambra sentendo il tessuto scivolare sui capezzoli Le mani mi tremano mentre allento il nodo in vita Lo vedo entrare dal terrazzo scalzo occhi fissi sulla mia figura Non parla Avanza Piano Ma deciso Io resto ferma solo un respiro Poi faccio un passo indietro verso il salotto Lui mi segue senza fretta Il pavimento freddo sotto i piedi nudi Il divano di velluto blu stropicciato dalla settimana scorsa Mi ci lascio cadere lentamente Le gambe aperte appena Un cenno col mento lo invita Più vicino Viene in ginocchio Spinge le mie cosce più larghe La vestaglia ormai buttata via Solo mutande di pizzo nero e reggiseno coordinato Con una mano mi tiene ferma l'anca Con l'altra si sfila i pantaloni Io sento il calore salirne Il cazzo duro che punta dritto verso di me Glielo prendo in bocca subito Senza preliminari Succhio forte fino a fondo Lingua attorno alla cappella Ogni tanto lo guardo Negli occhi Per vedere se regge Sì Regge Anzi spinge più dentro Quando esce glielo guido dentro la figa Lentamente Prima metà Poi tutto Fino ai coglioni Restiamo fermi così Un attimo Solo fiato pesante Sudore tra i seni Che cola giù Sul velluto Ho detto io quando accelerare Non lui Angolo ravvicinato con obiettivo 85mm aperto a f/2.8 Il microfono lavalier nascosto sotto il reggiseno registra ogni gemito Muovo i fianchi circolari Stringendo le pareti interne Lui afferra i glutei Mi solleva un po' Cambia angolo Più profondo Ancora Sudore sulla schiena Mani nei capelli Grida soffocate Fiato cortissimo Alla fine sborra dentro Due spruzzi lunghi Poi uno breve Rimango distesa Col cazzo ancora dentro A sentire pulsare I postumi Caldo umido tra le pieghe della pelle.