Puttana in ufficio tra due clienti esaustivi
L'ufficio ha le luci basse nonostante l'ora dell'aperitivo fuori sia ancora piena di traffico urbano distante. Lei entra scalza, vestaglia ecru aperta sui fianchi nudi, perizoma nero già tirato da parte senza fretta. Si inginocchia tra le due poltrone girevoli di pelle scamosciata, mani appoggiate sulle cosce degli uomini come a marcare territorio prima dell'inizio. Il microfono lavalier nascosto sotto il reggiseno capta ogni respiro corto quando prende il primo cazzo in bocca con movimento deciso delle labbra, pressione costante della guancia interna. La cinepresa fissa a tre metri registra tutto in 4K HDR con obiettivo 85mm aperto a f/2.8 per massima profondità sul viso contratto durante l'ingresso forzato fino alla radice. Lei sceglie il ritmo e lo tiene per ventidue secondi netti prima di staccare con un filo di saliva che collega labbro inferiore al glande gonfio. Pulsante. Sotto la lampada da tavolo spenta ma posizionata ad arte per ombreggiatura laterale sinistra. Un uomo scrolla lo smartphone dove lampeggia una notifica WhatsApp bloccata sull'icona verde del messaggio inviato ore prima ma mai letto. Il fonico chiede silenzio prima del battito successivo perché c'è rumore di moka stretta sul fornello dalla stanza accanto dove qualcuno sta preparando caffè vero non solubile. Tengo la pausa dopo lo stacco orale, lascia respirare ma non troppo. Intercut fra primo piano occhi serrati e ripresa dall'alto col cellulare montato su cavalletto pieghevole da studio portatile. Lei riprende entrambi contemporaneamente ora, uno dentro la bocca, uno contro il collo sudato mentre lui ansima forte tenendole la nuca senza guidarla però mai forzando. Sudore sulla tempia destra, anello d'argento all'alluce sinistro che batte nervoso contro il pavimento freddo laminato chiaro. Loop finale quando sborrono simultaneamente, uno sulla lingua tirata fuori apposta, l'altro stampato sulla clavicola sinistra vicino al tatuaggio sbiadito di una data illeggibile dal basso verso l'alto. Tengo gli ultimi otto fotogrammi fissi anche se tremava leggermente la mano sullo zoom manuale perché quel dettaglio della palpebra superiore che vibra vale più di dieci minuti di dialoghi finti.