Deepthroat disperata nell auto parcheggiata all alba
Io sento il freddo del metallo contro le ginocchia nude sul pavimento umido del cortile interno. L'alba filtra tra le persiane rotte dei palazzi di fronte illuminando il tetto dell'auto parcheggiata dove sono inginocchiata. Il motore spento da ore ma ancora caldo sotto di me. Le mie labbra si aprono intorno al suo cazzo grosso e duro che sporge dai boxer scuri. Lo prendo fino in fondo alla gola senza esitare un secondo di troppo respirando col naso e tenendo gli occhi fissi ai suoi addominali contratti sotto la maglietta bagnata di sudore fresco della notte precedente. Sento il sapore acre del lattice mischiato al sale della pelle maschile mentre spingo avanti e indietro con ritmo deciso ma controllato dalle sue mani lievi tra i capelli ricci raccolti male sulla nuca con un elastico rotto. I miei orecchini a cerchio dorati oscillano ad ogni movimento profondo che mi fa lacrimare gli occhi senza fermarmi neanche quando lui geme piano come se dovesse trattenersi per forza davanti alle finestre illuminate sopra di noi dove qualcuno potrebbe vedere tutto dalla cucina mentre prepara caffè nella moka stretta sul fornello acceso da poco tempo fa sentendosi solo nel silenzio delle sei e ventidue minuti precise scanditi dal display digitale rosso del microonde spento accanto al lavandino sporco di macchie antiche non pulite bene dopo cena consumata male insieme a parole taglienti mai risolte completamente lasciate sospese come lenzuola stropicciate buttate giù dal letto sfatto prima dell'arrivo improvviso qui fuori dove nessuno ci cerca né immagina cosa sto facendo volontariamente perché io scelgo questo ritmo preciso senza fretta né paura sapendo che la cinepresa fissa montata sul cruscotto registra ogni dettaglio compreso il telecomando della TV grigio perla abbandonato casualmente sul cuscino del passeggero sinistro vicino alla portiera semiaperta bloccata da una scarpa bassa col tacco scheggiato caduta accidentalmente durante l'inizio della sequenza ripresa con obiettivo Canon EF 85mm aperto a f/28 per massima profondità campo focale concentrata esclusivamente sui muscoli facciali contratti durante lo sforzo fisico prolungato mantenuto oltre i limiti normalmente tollerabili grazie all'aiuto discreto del lubrificante trasparente applicato pochi secondi prima dello start ufficiale annunciato dal fonico tramite cuffia wireless collegata direttamente all'interno orecchio destro dell'operatore principale posizionato strategicamente fuori campo sulla scala antincendio laterale destra dove riesce a monitorare sia audio stereo sincronizzato proveniente dal microfono lavalier nascosto intelligentemente sotto la stoffa leggera del reggiseno sportivo viola scuro mai tolto durante tutta la durata effettiva delle riprese concluse soltanto quando ho dato io personalmente segnale chiarissimo sollevando entrambe le mani dalla base pelvica ferma ormai da trentadue secondes consecutivi indicando così fine naturale spontanea senza bisogno alcuno di ulteriori istruzioni esterne.