Fidanzata in ginocchio sul tappeto verde

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Salotto dopo cena, luce soffusa dal lampadario in vetro smerigliato. Lei scivola giù dal divano, ginocchia sul tappeto verde acqua, mani avanti, occhi fissi. Lui appoggia la testa all'indietro, braccia larghe, respiro che accelera. Primo piano sulla bocca, labbra distese attorno al cazzo, guance incavate. Campo medio laterale mostra il collo che si tende, la lingua che lavora alla base. Softbox a 45 gradi modella gli zigomi, ombra netta sotto il mento. Ciabatte di gomma fuori posto vicino al tappeto, una sola, ribaltata sul lato. Il fonico chiede silenzio prima del battito, la cinepresa tiene fuoco manuale. Lei prende tutto, profondo, fino in gola, naso contro il pube, lacrime agli angoli. Resiste alla nausea, deglutisce in sequenza. Lui afferra i cuscini, dita che si aprono e chiudono. Lei sceglie il ritmo, non si ferma, ma controlla l'andatura. Ogni stacco è calcolato, ogni ingresso più lento del precedente. Calze a rete tirate su, perizoma nero sfilato di lato. Sudore sul collo, polso visibile alla base della gola. Moka stretta sul fornello, vapore che sale piano. Audio frontale registra ogni risucchio, ogni gemito trattenuto. Tre ciak consecutivi, preso al terzo con cambio di angolazione. Lei chiude gli occhi, annuisce, continua. La stanza odora di caffè amaro e lubrificante a base d'acqua. Mano destra di lui sulla nuca, pressione lieve, mai forzata. Lei dirige l'equilibrio, decide quando emergere. Un filo di saliva collega la bocca al cazzo. Respira forte, bocca aperta, lingua fuori. Poi riprende. Movimento circolare con la testa, pressione interna massima. Lui sborra in gola, lei ingoia, non perde un colpo. Si ritira lentamente, labbra umide, mascara leggermente colato. Si siede sui talloni, lo guarda. Luce calda sulle clavicole. Nessun gesto teatrale. Solo silenzio, poi il gorgoglio della moka che finisce.