(POV) Morbida bocca bordeaux succhia cazzo duro
Camera da letto al secondo piano, tende semiaperte alle undici e mezza di un sabato d'aprile. Luce naturale tagliata da una veneziana inclinata, rimbalzo morbido su parete bianca per riempimento laterale. Inquadratura fissa a mano libera con obiettivo 85mm aperto a f/2.8, fuoco selettivo che sfoca il comodino ma tiene nitida la linea delle labbra carnose dipinte di bordeaux intenso. Lei è inginocchiata sul parquet freddo, vestaglia color salvia scivolata via dalle spalle nude, mani appoggiate alle cosce muscolose dell'uomo che respira profondo sopra di lei. Il microfono direzionale cattura ogni risucchio umido quando la punta del cazzo preme contro i denti anteriori prima di entrare completamente in gola. Il fonico chiede silenzio prima del battito cardiaco registrato durante l'eiaculazione finale - tre spruzzi densi dentro la cavità orale seguiti dalla deglutizione forzata che gonfia le guance per qualche istante prima dello svuotamento della figa tra le pieghe delle labbra inferiori sporche di sperma filante. Lei sceglie il ritmo dopo averlo guardato negli occhi per un attimo breve come un battito di ciglia poi torna giù fino a sentire il glande battere contro la faringe mentre le dita si conficcano nei polpacci tesi dell'uomo che geme senza trattenersene uno solo dei versi gutturali prodotti dal piacere fisico puro senza mediazioni narrative o finzioni sceniche imposte dal copione ma derivanti esclusivamente dalla stimolazione meccanica precisa ed efficace operata dalla lingua ruvida come carta vetrata fine sulla corona sensibilissima subito sotto il frenulo penieno dove scorre una goccia trasparente di liquido pre-eiaculatorio raccolta subito dopo col pollice sinistro portato alla bocca aperta lentamente per mostrare al pubblico quanto sia fresco quel sapore metallico tipico dei minuti immediatamente precedenti lo spurto definitivo causato dall'assenza totale di preliminari prolungati voluta esplicitamente dagli interpreti stessi poco prima della scena quando hanno deciso insieme quale fosse la sequenza più cruda possibile da girare quella mattina presto dopo aver bevuto caffè nero dalla moka stretta sul fornello spento da ventitré minuti esatti contati ad alta voce dal regista seduto fuori campo vicino allo stativo principale accanto al quale giace abbandonato un bicchiere d'acqua mezzo pieno condensato esternamente come prova tangibile dell'umidità ambientale elevatissima dovuta all'inattività degli impianti termici nell'appartamento condominiale situato nel centro storico milanese dove nonostante fosse ormai ora di pranzo nessuno aveva ancora acceso nulla perché tanto sapevano tutti che sarebbe stato sufficiente aspettare poche ore prima che arrivasse finalmente un po' di sole vero capace non soltanto di riscaldare gli animi ma anche quegli spazi angusti invasi ormai stabilmente dall'odore acre misto fra sudore femorale maschile vecchio e deodorante spray economico comprato al discount sotto casa gestito da pakistani sempre svegli pure alle due del mattino quando passavano i treni mercitalia carichi soprattutto roba chimica destinata ai laboratori industriali oltre Certosa.