Pompino profondo su cazzo duro in cucina
Io ho lo smalto rosso scheggiato sulle dita dei piedi e sento il freddo del pavimento sotto le ginocchia nude. La luce del mattino filtra dalle tapparelle abbassate a metà. Disegna. Strisce oblique sulla parete opposta dove c'è la moka stretta sul fornello spenta da ore. Il suo cazzo mi sfonda la gola finché non lacrimo ma non mollo la presa perché so come piace a lui stare dentro senza respiro dall'altra parte. Ogni tanto deglutisco apposta per stringere meglio e sento i suoi gemiti bassi che vibrano nel petto prima di uscire dalla bocca semiaperta. Ho il lavalier nascosto sotto il reggiseno strappato e registra ogni ansimo sporco che faccio quando accelero col ritmo. Poi mi alzo lentamente lasciando una scia di saliva lungo il tronco e vado verso il letto senza guardarlo negli occhi perché so cosa vuole dopo. Mi piego a pecorina coi seni penzoloni e le cosce larghe abbastanza da far vedere tutta la figa gonfia pronta anche se non ci entriamo più stamattina. Lui mi afferra forte i fianchi ed entra subito fino ai coglioni con una botta sola che mi fa sbattere contro la testiera di legno vecchia della casa estiva dei miei suoceri dove siamo soltanto noi due domenica mattina. Sudore sulla nuca gli cola giù lungo la schiena concava mentre pompa veloce col bacino che sbatte contro le mie natiche arrossate dal sale della settimana passata al mare. Lo sento irrigidirsi pochi secondi prima che venga fuori tirandomelo via all'ultimo secondo per spruzzarmelo su collo orecchie guance labbra socchiuse col sapore acre caldo salmastro dell'uomo vero mai pulito troppo bene neanche dopo doccia. Chiudo gli occhi un istante ma resto ferma immobile nella posizione finché non dice stop io però decido quando fermarmi sempre. Una macchina fissa riprende tutto con un 85mm aperto a f/2.8 così ogni poro della pelle grida qualcosa di vero mai recitato neanche per errore.