Pompino nello spogliatoio dopo l'allenamento serale

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Spogliatoio vuoto al secondo piano del palazzetto, luci fluorescenti tremolanti sopra le panche di legno scrostato. La mora entra scalza, indossa solo la maglietta blu navy della squadra avversaria e un paio di calze a rete tenute su da giarrettiere elasticizzata. Si inginocchia sul linoleum freddo davanti a lui appoggiato agli armadietti metallici grigi. Slaccia i pantaloncini sportivi con entrambe le mani mentre lui trattiene il respiro. Il cazzo duro sbuca fuori dalla mutanda compressiva nera, già umido alla punta. Lei lo prende in bocca fino in gola senza preliminari, movimenti lenti ma completi. Sudore misto a deodorante al muschio cola lungo il collo di lui verso le clavicole affilate sotto la luce principale. Telecamera fissa a mano con obiettivo 85mm aperto a f/2.8 per isolare il contrasto tra labbra carnose, venature pulsanti. Audio frontale cattura ogni risucchio viscido, ogni gemito strozzato che sfugge dai denti serrati di lui. Lei solleva un pollice verso la cinepresa laterale - segnale chiaro che sta guidando il ritmo e sa quando fermarsi se serve - poi riprende con colpi più rapidi sulla cappella gonfia. Una tazzina di caffè freddo abbandonata accanto allo sgabello vibra leggermente al passaggio delle onde basse dallo stereo spento ma ancora collegato ai diffusori esterni sotto le finestre socchiuse da cui filtra l'eco delle sirene notturne romane del venerdì sera tardi. Il fonico chiede silenzio prima del battito successivo perché non vogliono perdere neanche un frame sonoro. Poi tutto accelera, testa che va su e giù come un pistone oliato, dita dei piedi contratte sui bordi della piastrella, palle che sobbalzano libere nell'aria condizionata sporca. Alla fine sborra forte dentro la bocca piena, schizzi densi sulla lingua curva come una vela. Lei deglutisce lentamente senza distogliere lo sguardo.