Pompino innocente nell'ufficio vuoto all'ora di punta

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La vestaglia color salvia le scivola da una spalla mentre abbassa la testa sul cazzo eretto che spunta dai boxer grigi. Il primo piano è stretto sulla bocca umida che si apre e ingoia fino alla base senza esitazione. Lei tiene le mani ferme sulle cosce di lui ma non lo tocca ancora coi palmi - solo la lingua che gira intorno al glande prima di scendere con un colpo secco lungo l'asta. Lui appoggia la nuca al poggiatesta della poltrona girevole. Chiude. Gli occhi ma lei lo fissa attraverso l'obiettivo come se decidesse ogni movimento. Il suono è pulito grazie al lavalier nascosto sotto il reggiseno - respiro regolare ma profondo quando accelera il ritmo dopo aver sentito un gemito soffocato uscire dalla sua gola. Il fonico chiede silenzio prima del battito successivo mentre lei sceglie il ritmo e comincia a muovere la testa avanti e indietro con precisione meccanica ma morbida ai bordi delle labbra gonfie di sangue caldo. Un cuscino di velluto stropicciato giace sotto le sue ginocchia nude per attutire l'impatto col pavimento laminato chiaro dell'open space vuoto illuminato dalla luce naturale filtrata dalle persiane semiabbassate alle finestre laterali orientate a sud-est - tarda mattinata romana con traffico smorzato dal doppiavetro antirumore installato due giorni fa durante i set up tecnici preliminari completati entro le nove e mezza precise secondo i tempi previsti dal call sheet consegnato alle otto in punto direttamente dal coordinatore di produzione arrivato in bicicletta perché bloccato lo scooter nel cantiere vicino via Nazionale dove stanno rifacendo i marciapiedi da tre settimane ormai senza mai finire davvero alcunché tranne danneggiare ulteriormente ciò che già funzionava bene così com'era originariamente progettato negli anni Settanta quando questo palazzo era ancora considerato modernissimo ed elegante nonostante oggi mostri crepe evidenti nei rivestimenti murales interni del corridoio principale dove nessuno passa mai tranne gli addetti alle pulizie che lasciano sempre una bottiglia d'acqua minerale vuota accanto alla moka stretta sul fornello spento da ore ormai fredda da tempo immemore.