Pompino dopo cena in ufficio con lingerie
Io sento il calore del suo cazzo contro la guancia prima ancora di aprir bocca. Ginocchia sul tappeto grigio perla che premono nel pelo fitto mentre mi avvicino alla sua cerniera lentamente dopo cena. La stanza odora di caffè vecchio e cuoio caldo dalla poltrona dove lui sta fermo senza toccarmi. Io sciolgo il nodo della cravatta ma non la tolgo solo la uso come guida morbida tra le dita mentre abbasso la lampo con i denti sfiorando appena l'elastico dei boxer neri. Il primo contatto è umido subito lui sospira forte io lo guardo negli occhi mentre glielo prendo fino in gola senza fretta senza rumori falsi solo respiro nasale profondo, vibrazioni basse dal petto mio che registrano bene grazie al lavalier nascosto sotto il reggiseno del perizoma in pizzo macramé che ho messo apposta stamattina pensando a questo momento preciso qui dentro con le luci basse e fuori Roma che si spegne piano oltre i vetri opachi dell'ufficio al secondo piano sopra un bar chiuso da ore ormai silenzio totale tranne qualche clacson lontano ogni tanto e il frigo che parte ogni dieci minuti nella stanza accanto io muovo la testa avanti indietro controllo tutto sempre so quando fermarmi so quanto stringere so dove premere col palmo sinistro per farlo gemere più forte ombre lunghe sui muri carta stampata impilata ovunque una bottiglia d'acqua mezza piena sul tavolo basso accanto ai suoi mocassini slacciati orecchini a cerchio dorati freddi contro le tempie quando li sfrego durante pause brevi fra un movimento e l'altro sudore leggero sulla nuca io decido quando rallentare mai forzata mai spinta mai tirata solo invito reciproco chiarissimo fin dall'inizio nessun gesto fuori tempo nessuna richiesta urlata tutto scorre come accordato giorni fa via messaggio cifrato poi confermato oggi pomeriggio davanti al caffè preso insieme al bancone della cucina laterale dove la moka stretta sul fornello ha fischiato due volte senza che nessuno andasse a spegnerla perché eravamo già qui dentro concentrati troppo addosso uno all'altra troppo dentro il ritmo giusto delle cose finalmente pronte.