Pompino amatoriale nello spogliatoio dopo mezzanotte
Mezzanotte passata e lo spogliatoio puzza ancora di sudore vecchio e plastica surriscaldata. Io sono inginocchiata sulle piastrelle fredde con la maglietta bianca bagnata incollata alla schiena. Il primo ha il cazzo duro che mi batte sul mento ogni volta che ansima. Lo prendo in bocca piano finché non sento i suoi fianchi spingere avanti. La focale fissa a 50mm ci riprende da sopra la panca metallica senza zoom né mosse teatrali. Ho deciso io quando girarmi per prenderlo in bocca così come ho indicato al secondo dove posizionarsi alle mie spalle. Il microfono a filo sotto la maglietta registra ogni risucchio umido della figa che si apre quando mi solleva le gambe per entrare meglio in pecorina. Sento il calore del suo ventre sui glutei mentre accelera col bacino contro di me. Sul lavandino c'è un piatto di ceramica scheggiata pieno di monete sporche e preservativi vuoti accartocciati. I gemiti rimbalzano tra gli armadietti chiusi costringendomi a mordere il bordo del suo cazzo per non urlare troppo forte nel silenzio grigio perla delle docce spente. Un terzo osserva appoggiato allo stipite ma non interviene. Fiato corto. Mani ferme. Ogni movimento è mio. Nessuno mi tira i capelli senza permesso. Quando sborra dentro la mia gola tengo gli occhi aperti fissando il neon tremolante sopra le cabine. Mi pulisco la bocca col dorso della mano lentamente prima di rialzarmi senza fretta. Le chiavi della Vespa sono ancora nel taschino dei pantaloni abbandonati vicino al bidone dell'immondizia. Non guardiamo l'orologio ma so che mancano poche ore all'alba. La porta esterna cigola appena qualcuno se ne va lasciando solo noi due seduti sul bordo della panca con le spalle unite al buio.