Pompino amatoriale in ufficio con POV stretto
Pomeriggio di venerdì nell'appartamento al secondo piano senza ascensore. L'ufficio ha la scrivania sfondata, una sedia girevole che cigola quando spinge forte. Lei entra con la vestaglia color salvia slacciata fino all'ombelico, piedi scalzi sul pavimento freddo. Si inginocchia senza fretta davanti a lui seduto sulla poltrona, mani sui suoi fianchi per stabilizzarsi. Il primo piano parte da sessanta centimetri di distanza - lente 85mm aperto a f/2.8 - tutto morbido tranne gli occhi fissi in macchina e le labbra attorno al cazzo grosso che batte contro il palato ogni volta che scende giù fino in fondo. Sudore sulla fronte, respiro corto ma controllato tra un affondo e l'altro. Poi si solleva lentamente, si gira e torna indietro cavalcando le sue cosce nude con i talloni premuti sul tappeto logoro sotto la scrivania piena di fogli accartocciati e penne rotte sparse ovunque come dopo una riunione andata male. Il suono è pulito grazie al microfono lavalier nascosto nel reggiseno buttato sulla lampada da tavolo spenta vicino alla finestra socchiusa dove passano i clacson delle auto verso la tangenziale sud-est della città mentre fuori cala il buio presto perché è fine novembre ed è già quasi mezzanotte anche se non sembra perché dentro non c'è nessuna fonte luminosa oltre quella della webcam montata sopra lo schermo spento del portatile appoggiato su un blocco di Post-it sporco di caffè vecchio due giorni fa lasciato acceso dal turno precedente probabilmente suo marito o forse no chi lo sa ma non importa adesso perché lei sceglie il ritmo decide quando accelerare rallentare fermarsi guardarlo negli occhi prima di riprendere dritto in gola finché lui non avverte lo spasmo nelle palle stringe i denti geme basso troppo basso così tanto che il fonico chiede silenzio prima del battito successivo poi sborra copiosa bianca densa proprio sugli zigomi alti colava lungo le guance sporche mescolandosi al mascara sbavato mentre pulisce col dorso della mano sinistra tenendo sempre ferma la destra sul collo come segnale chiaro che vuole restare là dove sta nessun movimento brusco nessuna forzatura solo pressione vera autentica reale registrata nitida senza filtri né dissolvenze né tagli improvvisi neanche uno spegnimento accidentale della moka stretta sul fornello spento da ore ormai completamente vuota ma ancora tiepida al tatto perché qualcuno aveva preparato caffè alle otto meno dieci forse sperando invano che questa giornata potesse avere un senso diverso invece no ed eccoli qui ora alla fine esattamente dove dovevano arrivare.