Ginocchia nude su linoleum cucina mattina
Cucina di un appartamento al secondo piano con piastrelle bianche. Blu. Sbiadite dal sole mattutino. La mora indossa una vestaglia color avorio semiaperta, i piedi scalzi sul linoleum freddo. Si abbassa lentamente fino a inginocchiarsi davanti allo sgabello dove lui siede con le gambe aperte. Il cazzo eretto sbuca dai boxer neri tirati giù ai polpacci. Lei lo prende in mano prima di infilarlo in bocca con un movimento controllato delle labbra. Sudore leggero sulla fronte di lui, respiro trattenuto quando lei scende fino alla base. Il rubinetto del lavandino gocciola da minuti ormai regolare come un metronomo rotto. L'inquadratura è fissa da OTS sinistra con obiettivo 85mm aperto a f/2.8 - fuoco selettivo solo sugli occhi chiusi di lei, sulla punta umida del glande che esce dalla bocca tra un affondo e l'altro. Calze a rete strappate alle cosce tengono ferma la tensione visiva mentre le dita di lui sfiorano appena i capelli raccolti male con un fermaglio arrugginito. Il fonico chiede silenzio prima del battito perché il microfono direzionale cattura ogni risucchio morbido della figa stretta attorno al palmo che si muove sotto la vestaglia sollevata alle reni. Lei sceglie il ritmo senza fretta né pause forzate - lingua larga sotto il frenulo ogni volta che risale - poi rallenta quando sente le palle contrarsi contro il mento sporco di saliva trasparente mescolata al rossetto spento sbavato all'angolo destro delle labbra scheggiate dal mordere troppo forte poco prima durante il ciak precedente ma non usato nel montaggio finale perché tremava leggermente la cinepresa tenuta dal grip accovacciato vicino al frigo vecchio modello con adesivi staccati sui bordi metallici lucidi riflessi nell'obiettivo posteriore.