Ginocchia nude su cotto freddo pompa profonda

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Pavimento di cotto freddo sotto le ginocchia della mora. Lei scende piano, vestaglia color panna aperta sul seno nudo, mani tremanti che cercano appoggio sulle piastrelle umide. Il cazzo eretto entra in campo lentamente, inghiottito dalla sua bocca senza fretta. Telecamera fissa a dieci centimetri dal viso - ottanta cinque millimetri aperto a f/2.8 - luce tenue dell'alba filtra dalle persiane mezze chiuse. Sudore sulla fronte di lui mentre trattiene il fiato. Lei prende tutto fino in gola, guance scavate dal vuoto creato dai movimenti circolari della lingua attorno alla punta gonfia. Un piatto di ceramica scheggiata giace capovolto vicino al lavandino della cucina alle sue spalle - restauro incompleto dopo cena consumata ore prima. Il regista cambia angolo a metà ciak per cogliere meglio la tensione nei tendini del collo quando deglutisce forte dopo ogni affondo profondo. Ogni respiro nasale è amplificato dal microfono direzionale puntato dritto sulla bocca semi-aperta tra un movimento e l'altro. Lei sceglie il ritmo senza bisogno di indicazioni verbali - rallenta se sente troppa pressione alla base della gola - riprende quando vuole lei sola decidere come andare avanti nel tempo stabilito insieme prima delle riprese vere. Proprie. Con accordo chiaro firmato davanti alla cinepresa poco prima dell'inizio effettivo delle registrazioni ufficiali approvate da entrambe le parti coinvolte nel progetto artistico collaborativo coordinato dallo staff tecnico presente nell'appartamento funzionale ubicato al secondo piano di condominio signorile zona nord Milano dotato di impianto luci softbox a quarantacinque gradi rispetto all'asse principale della scena principale focalizzata sull'interazione diretta tra i due interpreti professionalmente qualificati per ruoli specificamente assegnati in fase pre-produzione.