Fidanzata spogliatoio auto pompino profondo cavalcata finale
Ventilatore acceso a velocità due muove appena l'aria densa dello spogliatoio comunale alle undici e mezza del mattino. La vestaglia color ruggine è già slacciata quando lei si abbassa tra le sue gambe aperte sul sedile del passeggero. L'inquadratura è un primo piano ravvicinato da telecamera montata sul cruscotto - ottanta cinque millimetri aperto a f/2 punto otto - che cattura ogni movimento della bocca intorno al cazzo gonfio. Il lavalier nascosto sotto il reggiseno registra il respiro affannoso misto ai gemiti soffocati dal pompino profondo. Lei sceglie il ritmo senza fretta né timore mentre la luce laterale filtra dalle persiane semiabbassate dell'edificio adiacente illuminando la polvere sospesa sopra i sedili di pelle usurata. Le dita di lui afferrano delicatamente i capelli lunghi tirando appena indietro per controllare l'angolo ma non la profondità - quella la decide sempre lei. Dopo un minuto buono di suzione costante passano alla pecorina col corpo di lei piegato in avanti contro il volante mentre le mani stringono forte lo sterzo come fosse un palo da ballo improvvisato dentro una Cinquecento grigia parcheggiata storta tra due scooter identici con chiavi della Vespa ancora infilate nel blocchetto d'accensione accanto alla tazza vuota del caffè preso al bar poco prima dell'inizio delle riprese vere e proprie dove avevano concordato ogni dettaglio compresa la posizione delle luci chiave e riempimento negative fill sul muro opposto per enfatizzare ombre nette sui muscoli dorsali contratti durante gli affondi successivi fino allo sborrare copioso sulla guancia sinistra seguito da un ultimo morso leggero sul collo sudato prima che entrambi ridano piano spegnendo tutto tranne quel ventilatore che continua a girare piano muovendo solo aria ormai viziata ma ancora calda come la pelle appiccicosa dei loro fianchi stanchi dopo aver finito tutto in meno di ventidue minuti netti senza mai uscire dall'auto nemmeno per bere acqua o allentare le calze a rete strappate all'altezza della coscia destra dove uno degli anelli metallici ha lasciato un segno rosso chiarissimo quasi invisibile se non fosse stato per quel riflesso obliquo della lampada portatile rimbalzata dal pavimento unto tipico dei locali sportivi abbandonati da troppo tempo senza manutenzione regolare.