Fidanzata in ginocchio con smalto scheggiato
Una luce laterale taglia l'aria polverosa del salotto alle undici e mezza. Il piatto di ceramica scheggiata è ancora sul tavolino basso accanto al divano sfondato. Lei si abbassa con le ginocchia nude sul tappeto ruvido grigio perla mentre lui appoggia la nuca al muro freddo. I suoi capelli raccolti in uno chignon molle lasciano sfuggire ciocche umide lungo la tempia destra. Lo prende fino in fondo con un movimento calibrato che parte dai muscoli della gola non dalle labbra. La lingua preme sotto il glande mentre le dita serrano alla base del cazzo duro come cemento armato. Lui respira tra i denti ma non spinge - aspetta che sia lei a decidere il tempo successivo - e lo fa muovendo appena l'anulare destro dove porta lo smalto rosso scheggiato da giorni di lavastoviglie e sigarette accese male. Il regista cambia angolo a metà pompino passando da un master statico a un'ottantacinque millimetri aperto a f/28 per isolare gli occhi lucidi prima dello sbocco frontale diretto nell'inquadratura stretta sulla bocca gonfia dopo aver ingoiato tutto senza tossire neanche una volta. Un LED su stativo diffuso tramite cartoncino bianco illumina il retro della sua nuca dove scompare una cicatrice vecchia di anni mai raccontata. La moka stretta sul fornello emette quel sibilo acuto che precede l'eruzione del caffè vero poco prima dell'una. Lei sceglie il ritmo finché non sente le cosce tremarle per lo sforzo prolungato poi solleva lo sguardo verso l'obiettivo annuendo brevemente col mento sporco di sperma fresco, saliva densa. Nessun segnale sonoro registrato tranne il respiro spezzato fuori sincrono col battito cardiaco captato dal microfono ventrale nascosto sotto la camicetta stropicciata abbandonata vicino ai jeans arrotolati ai polpacci. Fine ciak.